Cenni Storici

Nel lontano 1937, per atto dr. Alfredo Antico  fu Francesco  Notaio del Collegio Notarile di Teramo e Pescara, alla presenza dei Signori: Comm. Romolo Bernabeo, Commissario per l’Amministrazione Provinciale di Pescara; Avv. Giovanni Farina, Podestà del Comune di Pescara; Duca Gennaro Caracciolo, Vice Presidente del Consiglio Provinciale  dell’Economia Corporativa; Avv. Berardo Montani, rappresentante della Cassa di Risparmio  di Pescara  e del Consorzio Agrario Cooperativo di Pescara; Cav. Giovanni Rotoli, Direttore Generale della Cassa di Risparmio di Pescara, prende vita l’Istituto Fascista Autonomo per le Case Popolari della Provincia di Pescara.

Il primo atto deliberativo, in attesa della nomina dei Consiglieri viene adottato, dall’allora Presidente Cav. Avv. Berardo Montani,  il 1 settembre del 1938 mentre la prima delibera riporta la data del 17-01-1939.

Limitati i mezzi di cui disponeva l’Istituto, limitati i finanziamenti, l’attività costruttiva dell’Ente non poteva che essere contenuta entro limiti assai modesti.
Mancava perfino di una propria Sede ancorché minima, non disponendo che di un solo vano messo a disposizione del Consorzio Agrario, adibito sia ad ufficio che a sala consiliare.
Il personale dipendente era costituito da una sola unità, con lavoro saltuario e compensato forfettariamente.

Il 25 gennaio  del 1939 l’I.A.C.P. di Pescara ottiene il primo finanziamento di 300.000 lire, disposto dal Capo del Governo e con la consegna materiale da parte del Prefetto, con il quale viene realizzato il primo lotto di 11 alloggi per Pescatori su area precedentemente donata dal Comune di Pescara.

Ad esso seguì a breve un ulteriore finanziamento di pari importo con il quale l’allora I.A.C.P. realizzò i primi 35 alloggi  in località Borgo Marino Sud riservato “ai pescatori”.
Malgrado  i  venti di guerra sono nell’aria, lo I.A.C.P di Pescara  consegna i primi 35 alloggi ai pescatori di Borgo Marino Sud.

14-01-1942: Prime avvisaglie di morosità.
Si legge sul verbale del consiglio di Amministrazione sulle difficoltà del Presidente per la riscossione dei fitti, in particolare per le case dei pescatori dove il debito ammonta a 21.590 lire malgrado  l’irrisorietà dei canoni di fitto che vanno dalle 45 alle 55 lire mensili, e ciò poiché la quasi totalità delle famiglie dimostra una assoluta incomprensione e una manifesta volontà di non voler pagare, nella illusione che le case siano state regalate dal Duce.

E’ benché non pagano accampano pietose e continue proteste anche per minimi inconvenienti.
A ciò si pensa di porre rimedio con l’assunzione di un esattore, compensato a percentuale sul riscosso, per il recupero degli arretrati e dei fitti correnti.
Ma anche tale espediente si rileva inutile.
Perdurando lo stato di morosità il Consiglio delibera di provvedere al recupero del credito procedendo, a titolo di esempio, al sequestro di una barca a vela di proprietà di un inquilino pescatore, il cui reddito quantificato in Kg. 2 di pesce giornaliero, avrebbe consentito, con la vendita, un ricavato equivalente ad un mese di fittanza.
Con il susseguirsi di numerose leggi di finanziamento, gli Istituti Autonomi case Popolari diventano realtà pubblica consolidata gestore di un notevole patrimonio immobiliare i cui eventi sarebbero troppo lunghi da raccontare  ed è  qui che la storia si avvicina sino ai nostri giorni.
Il tempo passato però non ha cancellato i ricordi che, dettagliatamente documentati, ci riportano indietro nel tempo con la consapevolezza che i problemi di allora sono gli stessi di oggi come se il tempo non fosse così inesorabilmente trascorso.